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Femminile plurale

Tratto dal testo della mostra "Femminile Plurale", a cura di Simonetta Angelini, sala ex Archivio Comunale, Monteprandone, AP - di Simonetta Angelini

Certe essenzialità, certe appartenenze ricercate sono come la lama di un bisturi. Trincianti, analitiche. Sanno svelare. Per avvicinamenti e distorsioni; per lontananze e deformazioni; per sospensioni, assenze, spigolosità. Con costernazione, ironia, sfrontatezza. Scabrosamente. La carne e l’anima senza pudore. Di chi deve essere tutto e troppo; chi riesce ad inventarsi una diversità, una identità di genere; chi sa abbandonare e custodire, includere e mostrare; di chi geneticamente ha addosso il trascorrere del tempo, le direzioni trasversali, l’istinto e la concretezza, di chi appartiene ai passaggi. L’eterno femminino contemporaneo, proteiforme: al mondo storta eppure in equilibrio. Da sempre in transito per organica irrequietezza. Con un movimento plurale dai linguaggi diversi, che percorre sentieri paralleli, di ritorno. A sé stesse…

Si sta come dentro un giocoso eden pop senza luogo, immateriale, nella fotografia di Giulia Corradetti. Nitido. Voluttuoso e morbido. Con qualche spina e le dimensioni liquide, inconsistenti delle ombre. Ibrido, vegetale e animale. Fatto di cose e forme da cartoon. In questo immaginario ironico e succulento, artificiale e sintetico, il totem ha la verticalità manipolata di un assemblaggio digitale. Segnale di un piccolo dio senza spigoli, prossimo, di un rito della fantasia e della leggerezza. Dentro una sospensione surreale che compone e contamina i contrasti. Con ironia, evadendo e invadendo.

Simonetta Angelini